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politically-scorrect
23 gennaio 2007
NESSUN AIUTO SULL'AFGHANISTAN
Parola di figlio di militare in partenza per l'Afghanistan. CONTINUA SU CASTELLO BIANCO



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7 gennaio 2007
ADDIO, SI CAMBIA CASA
Politically scorrect è morto. Oggi 7 gennaio 2006, questo blog cessa di vivere. Ma non sparisce, si trasferisce in un altro mondo, più consono e più adatto ai suoi obiettivi. Diventa "CASTELLO BIANCO". Non perderà il suo spirito e la sua linea editoriale, che anzi sarà arricchita. Una grafica più accattivante per essere sempre in prima linea su ciò che accade in Italia e nel Mondo. Tra una trashcronaca del Senato e un appello per i giovani in Iran.

Vi chiedo solo una cosa. Non abbandonatemi, ma continuate a seguire costantemente politically scorrect nella sua nuova casa e nella sua nuova vita. Io, i vostri blog, li ho già messi in bella evidenza su Castello Bianco.

Vi aspetto numerosi come sempre,

il vostro Senatore

PER IL NUOVO BLOG, CLICCATE QUI SOTTO

CASTELLO BIANCO

SPARGETE LA VOCE!





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5 gennaio 2007


LAVORI IN CORSO
Tra pochi giorni, politically scorrect diventerà
CASTELLO BIANCO

Abbiate pazienza...



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2 gennaio 2007
QUESTA NON E' BARBARIE?

 




Marco Rizzo, eurodeputato PdCI: "Resteremo sempre contrari alla pena di morte"

Ci vorrebbe meno ipocrisia...soprattutto dagli eredi dei partigiani "liberatori"




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1 gennaio 2007
IL PRESENTATORE E IL CASTRATO
Dalla tv olandese un frammento di grande civiltà. Un uomo, per errore castrato chirurgicamente, è intervistato da un famoso presentatore locale. Da vedere e da commentare...

www.nardonardo.it




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31 dicembre 2006
a tutti i lettori

Buon 2007 !!!




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politica estera
30 dicembre 2006
NESSUNO TOCCHI ABELE

Leggo con stupore, anche su questa piattaforma, post che gridano allo scandalo, alla vergogna per l'esecuzione della condanna a morte decisa lo scorso 5 novembre da un legittimo tribunale iracheno. C'è chi parla di scempio, c'è chi stende epigrafi per il vecchio satrapo assassino. Qualcuno si chiede se impiccare Caino sia il modo migliore per importare nello sciagurato Iraq la democrazia. Sono interrogativi legittimi, per carità. Io però non riesco ad avere pietà per Saddam Hussein Al-Tikriti. Nessuna pietà. Ho appena visto le sequenze (tagliate peraltro) dell'esecuzione trasmesse dalla tv Al Iraqia e non hanno destato in me alcuna emozione, alcun sentimento.  Ho visto morire un despota, un tiranno, un uomo su cui pende la responsabilità della morte di migliaia e migliaia di poveri uomini, donne, bambini ed anziani. Un uomo che per trentacinque anni ha sottomesso popoli diversi per cultura, credo religioso e costume alla sua cruenta tirannia. Perché si dovrebbe avere pietà di uno così? Io ho sempre pensato che prima di difendere Caino, noi tutti dovremmo avere parole per Abele, la vittima. Che mondo è questo, se tutti (o comunque molti) vanno in delirio per difendere il Caino della circostanza, l'assassino? No, io sto con Abele, l'innocente. E allora dico, che nessuno tocchi Abele. Caino poteva pensarci prima a fare quello che ha fatto. 



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27 dicembre 2006
SADDAM, LA FINE DETTATA DALLA STORIA

Ieri la Corte d’appello di Baghdad ha confermato ciò che si sapeva già dal 2003, anno della caduta del tiranno. Si sapeva che Saddam Hussein sarebbe stato condannato alla forca, tramite impiccagione. Lui chiedeva la fucilazione, come si conviene ai militari. Neppure questo onore gli è stato riservato In Europa, fin dallo scorso 5 novembre, quando il giudice curdo Mohammed Amin pronunciò l’ovvia sentenza di condanna alla pena capitale, si è levato un coro di critiche alla decisione. Coro tiepido in realtà, ad eccezione dell’Italia, che si deve sempre distinguere. Vorrei che qualcuno mi spiegasse il motivo per cui il sanguinario dittatore dovrebbe essere risparmiato. Molti di coloro che oggi gridano al “barbaro omicidio” dovrebbero ripassare un po’ di storia. Non serve andare molto in là, né nel tempo né nello spazio. Basta rimanere in Italia. Era l’aprile del 1945, e nei pressi di Como, a Giulino di Mezzegra per la precisione, il dittatore fascista Benito Mussolini fu impallinato dalla furia partigiana insieme alla compagna Claretta Petacci. Senza processo, s’intende. A dichiararne la morte fu il CLN, organo che si riprometteva di riportare l’ordine nella Penisola, senza peraltro aver fatto i conti con gli alleati anglo-americani. Negli ultimi anni, tra l’altro, si è fatta avanti la teoria secondo la quale non sarebbero le pallottole ad aver ucciso la coppia, bensì i due, dopo essere stati seviziati e malmenati, sarebbero stati soffocati. I colpi di pistola? Post mortem. A sostenere ciò sarebbe stato uno dei due medici responsabili delle autopsie. Questo solo per ricordare, ai tanti pacifisti, soprattutto, che i loro nonni, bisnonni, erano stati ben felici di vedere appeso a testa in giù il duce del fascismo, colpevole certamente del disastro che portò a quel tragico 8 settembre 1943, la Morte della Patria. Bisognerebbe essere coerenti. Ma la storia ha il compito di insegnare. Passiamo allora a tempi più recenti. E’ il 1989, siamo in Romania. E’ il 25 dicembre. Nicolae Ceausescu e sua moglie sono condannati a morte da un tribunale improvvisato e giustiziati da un plotone dell’esercito il giorno stesso. Ebbe così fine uno dei regimi più dispotici dell’Europa moderna. Da quel giorno la Romania iniziò a rialzarsi e a camminare verso l’Europa.
Saddam Hussein è stato un dittatore perfido, che ha condensato il potere nelle sue mani attraverso ripetuti genocidi. L’elenco delle stragi compiute in suo nome e per suo conto è troppo lungo. Perché mai il patibolo dovrebbe essergli risparmiato? Per necessità di documentarmi, ho fatto visita al sito “Nessuno tocchi Caino”. Ho letto attentamente l’appello lanciato per risparmiare la forca a Saddam. Leggo “Fermamente convinti/e che il sistema penale iracheno nel suo insieme debba applicare regole internazionali e che, in particolare, il processo a Saddam Hussein debba rispecchiare i principi fissati per i tribunali penali internazionali, i quali escludono il ricorso alla pena di morte”… e chi lo dice? Perché mai il sistema penale iracheno dovrebbe applicare le regole internazionali? Per fargli fare la stessa fine di Slobodan Milosevic, che per i suoi crimini contro l’umanità è morto in una comoda cella olandese munita persino di tv satellitare? No, cari signori, no. Se c’è giustizia al Mondo, essa deve portare necessariamente all’esecuzione della condanna a morte del raìs iracheno. E’ la storia che lo insegna. I satrapi moderni hanno, salvo casi eccezionali (come Milosevic), fatto tutti la fine che si meritavano. Non è per vendetta, o meglio, non è solo per vendetta. La fine tragica del più o meno mistico e ieratico dittatore segna ineluttabilmente la fine di un ciclo storico; è la fine di un’epoca. Così è stato per l’Italia post mussoliniana, così è stato per la Romania del dopo Ceausescu. Così non è stato per la Serbia, dove il mito nazionalista di Slobodan aleggia indisturbato dal 1999, tanto che la recente Costituzione di quello che rimane dell’ex Federazione jugoslava, ha virato in maniera assai decisa verso la conservazione di uno status russofilo che sembrava messo da parte. E poi, sento dire che l’impiccagione di Saddam ne farà un martire. E perché? Adesso cosa rappresenta Hussein per i sunniti? Non è a lui che sono dedicate le rappresaglie contro gli sciiti? Non è alla minoranza sunnita che Saddam si rivolge dal carcere? In conclusione, cari lettori, penso che il primo passo verso la legittimazione di uno Stato che esce da decenni di dittatura sia lasciare alla propria volontà la sorte di colui che si è reso responsabile di atroci crimini. E’ la storia che suggerisce di fare così. E la storia, vecchia maestra, va seguita. Sempre.



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24 dicembre 2006
BUON NATALE A TUTTI

A tutti i lettori
BUON NATALE !




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politica estera
20 dicembre 2006
IN FUGA I GIOVANI DI TEHERAN, ALL'AMBASCIATA QUELLI DI ROMA
Anche oggi un articolo sulla manifestazione che si terrà domani alle ore 20.00 sotto l'Ambasciata d'Iran, in via Nomentana 361 a Roma.Ill pezzo che propongo ai miei cari lettori è tratto da Il Foglio.

Roma. B è partito all'alba e non sa quando tornerà. I vigilantes di quartiere hanno già organizzato i turni per stanare i mercenari. Bussano porta per porta, la prossima potrebbe essere la sua. Si intrufulano nei caffé e vagano negli internet point. Minacciano i compagni nei dormitori e rubano brandelli di conversazioni. Quattro ragazzi che gridarono "morte al dittatore" contro il presidente Mahmoud Ahmadinejad sono scomparsi. Per gli altri si prevedono procedimenti penali e la prigione, espulsione dall'ateneo e provvedimenti disciplinari. Se va bene. In Iran la repressione arriva a ondate e questa rischia di essere una delle peggiori. Per B. è il battesimo di fuoco.
Nel '99 era troppo giovane, nel 2003 marciava stretto tra mamma e papà. Questo è il suo momento e non ci sono santi cui votarsi. Nel '99 si poteva invocare Mohammed Khatami, nel 2003 l'indignazione della comunità internazionale. "Oggi i rifomisti superano Ponzio Pilato-Khatami e ci condannano per oltraggio al presidente". Quanto alla durata dello scandalo all'estero, B. dice che é meglio non illudersi: "Quando vedi che gli amici scompaiono nel nulla, quando rischi la pelle e scrivono che eravamo "pochi", quando le democrazie pensano agli affari e i soloni della stampa descivono le magnifiche adunate organizzate come prove di consenso al regime, quanto vuoi che duri?". Da tre giorni M. non ha notizie di sua figlia. S. non ha partecipato alla protesta all'Amir Kabir, ma é considerata una nemica del regime. Parla come non dovrebbe parlare una timorata figlia della Rivoluzione. "Le ho chiesto di smetterla - dice M. - le ho detto che loro sono più forti di noi. S. mi ha risposto che la paura mi ha accecato i sensi, dice che il paese è vivoo come il Simorgh": E' una magia degli iraniani trovare nell'ora dell'inquietudine, quando la ragione consiglia la fuga e il conformismo il silenzio, un posto alla poesia. Nel poema di Attar uno stormo di uccelli parte alla ricerca del mitico Simorgh. Soltanto trenta arriveranno a destinazione e allora si renderanno conto di essere essi stessi il Simorgh.
I ragazzi che protestano sono già un altro Iran possibile, come il Simorgh. Per questo altri giovani in Italia hanno organizzato la manifestazione di domani sera. (...)

tratto da http://www.ilfoglio.it






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politica estera
19 dicembre 2006
IRAN, DOVE SONO FINITI?

La liberta' di parola in Iran è un diritto che spetta ai negazionisti, ac coloro che possono discettare dell'Olocausto mai esistito. La libertà di parola certo non spetta a quegli studenti che, in un moto di coraggio, hanno affrontato Mahmoud Ahmadinejad nel giorno dell'inaugurazione della conferenza "negasionista", gli hanno , gli hanno sventolato sotto il naso il cartello "morte al tiranno" e gli hanno pure lanciato una scarpa, affidandosi soltanto al passaparola, l'unico non intercettabile dai tanti infiltrati dei pasdaran e delle Guardie della rivoluzione per mantenere sotto controllo le proteste. Tutto a volto scoperto. La libertà di parola non spetta a questi studenti, che ora vivono nella paura, costretti a tornare "underground" per non finire nelle mani degli uomini di Ahmadinejad, che sono capaci di tutto, come dimostra quel che è successo al capo della "rivolta degli autobus", la cui irriverenza fu punita passandogli un rasoio sulla lingua.
La libertà di parola non spetta agli studenti di Teheran. Per loro, per la loro incolumità fisica (di tre-quattro di loro non si hanno più notizie e si sospetta siano detenuti nella prigione di Evin, sezione 209,la camera della tortura), per sostenere il loro coraggio,

GIOVEDI' 21 DICEMBRE ALLE ORE 20.00
è stata organizzata una manifestazione a Roma, sotto l'Ambasciata iraniana. I promotori appartengono a tutte le maggiori forze politiche, di destra e di sinistra.

Questo blog aderisce moralmente all'iniziativa




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politica estera
19 dicembre 2006
DUE IRAN, UN REGIME
Vorrei proporre a voi, cari lettori, un interessantissimo articolo pubblicato oggi da Il Foglio, a firma di Tatiana Boutourline. Parla di Iran, un tema che come saprete, sta molto a cuore al padre di questo blog.

Roma. Soltanto il ghigno luciferino di Mahmoud Ahmadinejad poteva restituire smalto all'immagine sbiadita dei riformatori iraniani. Ma è basato un anno e mezzo di esternazioni del nuovo presidente a far rimpiangere la retorica buonista dei paladini del "dialogo fra le civiltà". Riecco i riformatori risorti ai fasti delle cronache internazionali grazie alla provvida alleanza con il realpolitiker Ali Akbar Hashemi Rafsanjani. Stando ai titoli della stampa interanzionale, l'Iran sfugge al controllo dei falchi e torna a credere nei moderati. Tutto vero se non fosse che la moderazione andrebbe qualificata, perché troppo a lungo in Iran è bastato chiamarsi riformatori per essere annoverati come tali. La distinzione manichea conservatori-riformatori è una falsa categoria, utile a quanti ancora sperano in un'evoluzione democratica del regime. Purtroppo, al netto dei distinguo, le differenze sono più formali che sostanziali. Il mite presidente Mohammad Khatami inorridiva quando lo definivano il Gorbaciov iraniano e non ha perso occasione per tributare roboanti encomi alla leadership di Hezbollah. La Repubblica islamica è un sistema chiuso: alla base della piramide le clientele avvincono al regime gli insider, al vertice si sontrano i poteri forti. Contano le grandi famiglie clericali e gli investimeni economici. E non serve nemmeno invocare i brogli per definire le elezioni iraniane il termometro dei rapporti di forza interni all'establishment.
In questa gara hanno perso Ahmadinejad e il suo ambizioso mentore, Mesbah Yazdi, e vinto Rafsanjani, Khatami e l'ex capo della polizia, il conservatore Mohammed Bagher Ghalibaf, ma l'unico ad uscire trionfante dal responso elettorale non ha corso per una poltrona. Nella partita appena giocata a sbaragliare tutti gli avversari è stato l'arbitro. Lo descrivevano stanco, fiaccato dalla malattia e dall'irresistibile ascesa di Ahmadinejad, ma il trionfatore delle ultime elezioni è lui, l'"uomo senza qualità" Ali Khamenei. C'è la mano di questo burattinaio - povero di carisma, ma portato per le alchimie di palazzo - dietro l'esito dei duelli che hanno opposto l'anima pragmatica a quella oltranzista del regime. In Iran è in atto una lotta di classe che oppone la mullahcrazia plutocratica dei businessman "aghazadeh" (figli di mullah, ndr) ai nuovi potenti delle milizie paramilitari. L'ayatollah Khamenei ha rassicurato gli uni e arginato le ambizioni degli altri. Il risultato delle consultazioni ha premiato il principe della nomenclatura Hashemi Rafsanjani e la coalizione riformatrice. Il baricentro della politica nazionale è tornato nelle mani dei conservatori tradizionali, uomini di mondo, infastiditi dal nuovo corso di Ahmadinejad, tanto in campo internazionale quanto in tema di politiche economiche. Per garantire la continuità del regime Khamenei sa che gli equilibri tra i "grandi elettori" all'interno del sistema non possono essere stravolti. Il voto non è stato una manovra correttiva. Se nel '97 si risolse ad accettare Khatami, convinto che fosse un male minore, nel giugno 2005 si persuase che il partito del fucile andava premiato. Quest'anno il kingmaker si è battuto per la continuità. Il regime non cambia pelle. le vittorie non sono schiaccianti. Premiati e delusi avranno bisogno dell'investitura dell'ayatollah Khamenei.

[...]

Tatiana Boutourline, "Il Foglio", martedì 19 dicembre




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18 dicembre 2006
RELIQUE DI GIOVANNA D'ARCO? NO, OSSA DI GATTO

Oggi è giornata di sciopero per i giornalisti, allora perché non dilettare i lettori con le curiosità che giungono dalla vicina Francia? Dopo sei mesi di accurate ricerche, infatti, l'equipe guidata dal dottor Philippe Carlier ha concluso che gran parte dei frammenti delle ossa venerate come relique appartenenti alla Santa canonizzata da Papa Benedetto XV nel 1920, apparterrebbero ad un gatto. Sì, proprio così..ad un gatto. La Chiesa, a dir la verità, è sempre rimasta su posizioni prudenti. L'Arcivescovado di Tours donò i resti di cui era entrato in possesso nel 1431 (anno del martirio) all'associazione degli amici del Vecchio Chinon, che ancora custodisce i frammenti ossei. Quest'ultima decise di affidarsi agli esperti già nel 1979, ma la perizia, dati anche gli strumenti tecnici non proprio all'avanguardia, non diede alcun esito. Carlier asserisce comunque che "i risultati degli studi non permettono di dare una risposta con certezza, anche se le possibilità che si tratti dell'eroina francese diminuiscono". Per quanto riguarda i frammenti di ossa di gatto, Carlier nota che "per certi storici la presenza di gatti nei roghi o di altri animali associati al diavolo é credibile".



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politica estera
17 dicembre 2006
IRAN, LA VITTORIA DELLE DONNE


Le elezioni municipali e religiose in Iran segnano una battuta d'arresto per il presidente Mahmoud Ahmadinejad. Da quello che filtra, sembra che il Capo dello Stato non voglia ammettere la sconfitta. Elementi degni di considerazione per tutti coloro che sperano in una svolta riformista, sono la bassa affluenza alle urne (60%) e la sconfitta di molti elementi vicini ad Ahmadinejad nella capitale Teheran, città da sempre politicamente conservatrice. Altro dato importantissimo è che molte donne si fanno avanti alle elezioni municipali, vincendo le sfide in molti grandi centri. Nella città di Shiraz, capoluogo della popolosissima provincia di Fars, una studentessa vicina ai riformisti di Rasfanjani, Fatemeh Houshmand, è stata il candidato più votato.  Nella città di Arak, zona centrale dell'Iran, la responsabile della sezione giovanile del principale partito riformista, il Fronte per la partecipazione, Fariba Abagheri, ha nettamente vinto la locale consultazione. E si segnalano vittorie "rosa" anche ad Ardebil, Zanjan e Hamedan. Le donne candidate sono state settemila circa su 235.000 candidati. Molti osservatori stanno in queste ore cercando le cause della sconfitta, o dell'arretramento, di Ahmadinejad: alcuni esperti imputano alla Conferenza sull'Olocausto la ragione principale della debacle. Io, modestamente, credo che il principale fattore che ha portato il fronte conservatore-pasdaran ad una battuta d'arresto (più che ad una vera e propria sconfitta) siano da imputare alla sottovalutazione del grado di maturità e capacità critica del popolo iraniano, specialmente di quello strato della popolazione sotto i trent'anni, che, come ricorda bene Shorsh Surme, rappresenta il 70% della popolazione della potenza mediorientale. Questi giovani, non avendo pressoché nulla da rimproverare all'Occidente, sono poco disposti ad accettare sino in fondo le demagogiche uscite del loro presidente. Nel mondo odierno, globalizzato, è difficile appoggiare chi parla di "Grande Satana", chi getta continuamente risorse preziose nella folle corsa al nucleare, chi impedisce la libertà di parola e di pensiero, chi proibisce libri e Internet. Ahmadinejad si rivolge ad una generazione che in quella che era la Persia è ormai netta minoranza, quella generazione che ha combattuto lo scià, costringendolo all'esilio. La fine per i tiranni prima o poi arriva. Speriamo che Mahmoud, ad un anno dalle elezioni che lo consacrarono (a sorpresa) Presidente della Repubblica Islamica d'Iran, abbia intrapreso il viale del tramonto, e che per la terra iraniana sia arrivato il momento della svolta.



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politica estera
16 dicembre 2006
Presidenziali in Russia: si vota il 9 marzo 2008
Inauguro questa rubrica che credo possa essere utile soprattutto a chi è interessato a seguire le consultazioni elettorali che si tengono in giro per il Mondo

RUSSIA: La Commissione elettorale centrale russa ha annunciato che le prossime elezioni presidenziali si terranno il 9 marzo 2008. Il Presidente Puti, che sta proseguendo il suo secondo mandato quadriennale, non potrà ricandidarsi. La Costituzione della Federazione russa limita la permanenza di un Presidente a due mandati.








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politica estera
16 dicembre 2006
IRAN E AHMADINEJAD ALLA PROVA ELEZIONI: IL PARERE


Pubblichiamo un interessante articolo comparso sul sito http://www.osservatoriosullalegalita.org, a firma di Shorsh Surme, giornalista curdo-iracheno sulle consultazioni elettorali iraniane.

I 50 milioni di elettori iraniani ieri hanno votato per il rinnovo sia dei consigli municipali sia dell'Assemblea degli Esperti - che in Persiano viene chiamata "Ahzay Shuray Islami". Dovrebbero essere scelti 116.000 componenti dei consigli comunali, su un totale di 247 mila candidati e 86 membri dell'Assemblea su 146 aspiranti, tra questi, questa volta, anche una donna.
Gli 86 mudarris (parola araba per indicare: insegnante, maestro, professore o Mullah) componenti dell'Assemblea che dovrebbero avere il potere di scegliere e di destituire la Guida suprema della rivoluzione, che è il vero capo dello Stato, cosa che è impossibile, perché l'attuale guida suprema dell'Iran, l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei è stato indicato da Ayatollah Rouhollah Khomeini prima della sua morte.
Queste elezioni sono un vero test elettorale per il presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad e per i suoi alleati da quando è salito al potere nel 2005. Ma non dimentichiamo che alcuni giorni fa un gruppo di studenti presenti in un'assemblea all'interno dell'Università di Teheran hanno coraggiosamente contestato il presidente, e quattro di questi studenti sono stati arestati delle guardie della rivoluzione (i Pasdaran).
Ormai la guerra fredda tra i falchi e i riformisti è cominciata da tempo. Se queste elezioni daranno un esito negativo ad Ahmadinejad, i riformisti saranno in grado di rialzare la testa e contrastare la linea radicale del presidente che sta isolando sempre di più l'Iran dalla comunità internazionale. Secondo molti osservatori, l'esito del voto delle consultazioni cominciate ieri in Iran per eleggere i consigli comunali e l'Assemblea degli Esperti mostrerà se i rivali del presidente stanno riguadagnando popolarità, anche se i risultati non hanno alcun impatto diretto sulla politica del governo.
Un altro aspetto strano di queste elezioni è che Cristiani, Ebrei e Zoroastriani non possono né votare, né essere eletti. Ad affrontarsi rimangono solo le due fazioni, entrambe guidate da leader di dubbia reputazione, che aspirano alla successione di Khamenei, che è il primo potere in Iran e che ha permesso al presidente della Repubblica Islamica dell'Iran di organizzare una conferenza per dire che l'Olocausto era una invenzione. Ma si capisce che il tentativo di Ahmadinejad di infangare l'Olocausto è stato quello di sfuggire ai problemi reali del Paese.
Il presidente iraniano dovrà capire che il suo governo non rappresenta per nulla il suo popolo. I giovani sotto i 30 anni, che sono il 70% della popolazione, sono altamente istruiti. In fin dei conti non possono incolpare gli occidentali di nessuno dei loro problemi, ma solo chi li ha governati finora.
Il Paese ha bisogno di una classe dirigente moderna e disposto al dialogo con la comunità internazionale, particolarmente con i Paesi vicini come l'Iraq, una classe dirigente che non pensi più a getttare la benzina sul fuoco nei vari conflitti regionali, e che sia capace di far uscire l'Iran dal suo attuale isolamento.

Per gentile concessione di http://www.osservatoriosullalegalita.org





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politica interna
15 dicembre 2006
PRODI E LA FIDUCIA PANNOLONA
             


"Senatori presenti 320; senatori votanti 319; maggioranza richiesta 160; favorevoli 162; contrari 157; il Senato approva". Con queste parole il lupo marsicano, altrimenti noto come Franco Marini, Francesco Marini, A Fra', ha chiuso la squallida manfrina che ha portato il nostro Esecutivo a porre la questione di fiducia. I senatori eletti erano tutti presenti, mentre erano assenti due ad vitam: Giulio-Belzebù- Andreotti e Sergio Pininfarina, che ormai da mesi e mesi é desaparecido a Palazzo Madama. L'opposizione (maggioranza nel Paese) era presente con tutti i suoi effettivi: in gran forma il senatore Ferrara, che a rischio infarto gridava "Bugiarda! Bugiarda!" all'indirizzo di Anna Finocchiaro, così come la sparuta pattuglia leghista, sempre godibile nelle sue esternazioni. Favoloso il Castelli che dice: ".Senatore Ciampi, vedo che è presente: senta, mi può spiegare perché ha detto che vota questa finanziaria che ha 1365 commi quando due anni fa minacciò di non firmare la Finanziaria Berlusconi che di commi ne aveva 600? Ovviamente la ragion politica viene prima, la coerenza dopo". Ciampi ascolta incollato all'auricolare (di cui sono ora dotati tutti i pannoloni) e sorride.  Godibile anche l'intervento di Altero Matteoli, così come quello di Cutrufo, inventore di uno degli slogan della Manifestazione del 2 dicembre ("Prodi trema, torna la Balena"). In mattinata, a contornare gli efficacissimi interventi del senatore Sacconi e della sempre elegante senatrice Alberti Casellati, c'è stato anche il discorso da tribuno della plebe del senatore Massidda (Pri-Dc- Mov.per l'aut), che lamentava "la decurtazione del fondo per talassemici" e urlava a livello-ultrasuono improperi verso l'assente Ciampi". Bravo e simpatico. Al tavolo del Governo arriva Padoa Schioppa, la Casellati lo saluta "Benvenuto Ministro, lei è la prima volta che viene in Senato": lingua biforcuta da prof universitaria qual è la senatrice forzista, ma ben ha fatto. Il ministrone, a dir la verità, è più interessato ai libricini sulla storia di Palazzo Madama che come di consueto sono disposti sui banchi dell'aula. Prodi giunge in aula solo per sentire parlare TPS, che completamente fuori dal Mondo asserisce che "nella manovra ci sono importanti elementi di federalismo fiscale". Mugugni scontati dai senatoroni padani. Pensate se in questa legislatura ci fosse stato lo "storico" Erminio Boso... o magari Borghezio, uno che ha avuto il coraggio di sventolare la bandiera con il Sole delle Alpi all'Europarlamento mentre Ciampi parlava dell'Euro!!!! Anche oggi il gattosardo (Dagospia appellavit) ha dato prova delle sue grandi capacità istrioniche con un discorso che negli anni a venire rappresenterà un cult. In sostanza ha detto che vota la finanziaria senza sapere cosa vota, altrimenti il Governo cadrebbe. Poi Cossiga tira fuori il discorso del riconteggio delle schede (come i cavoli a merenda) e dice "cosa volete, che un domani l'amico ministro della difesa porti qua dentro i granatieri di Sardegna?". Molti sorridono, altri applaudono per rispetto alla carica e alla figura dell'ex capo dello Stato, animatore del Senato degno di un villaggio turistico. E' lui l'anima del nostro gruppo preferito, quel pannoloni-group che rende ogni voto al Senato un concentrato di ilarità, scherno, simpatia, affetto e polemica. Se non ci fossero loro, attaccati all'auricolare, se non ci fosse la senator-sitter Soliani, se non ci fossero le loro contraddizioni, le loro minacce, il nostro Senato non sarebbe lo stesso. Non sarebbe un caso unico al Mondo.



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15 dicembre 2006
SHOCKVILLAGE INFORMA

Oggi ricorre il terzo mese dalla scomparsa terrena di Oriana Fallaci (Vedi post sotto). Credo che questo le sarebbe piaciuto. Voi fate la vostra parte diffondendo questo manifesto.



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politica interna
14 dicembre 2006
LA DISFIDA DEGLI ERMELLINI E LA SCUOLA FIGLIA DEI RICORDI
Qui i ministri non entrano! Per protesta contro il Governo che "minaccia la sopravvivenza dell'Università" la Conferenza dei Rettori ha chiesto agli atenei di "sospendere ogni invito a membri del Governo a partecipare a significative manifestazioni nelle Università". Sospesa per protesta la riunione dell'assemblea generale. Secondo i rettori, "il contenuto del maxiemendamento della finanziaria dimostra la chiusura e la sordità del governo nei confronti delle esigenze di sola sopravvivenza delle università" e "1.800.000 studenti e migliaia di ricercatori rischiano di pagare sulla loro pelle il peso delle decisioni assunte".

© unità.it

                       
Eh sì, i tempi son proprio cambiati! Chi avrebbe mai immaginato che a soli otto mesi dalle elezioni politiche, i rettori delle Università italiane, categoria che si è spesa in modo encomiabile per portare voti al mulino prodiano (e chi frequenta gli atenei della nostra cara Italia lo sa benissimo), si sarebbero coalizzati in modo così granitico nel chiudere i portoni dei loro storici palazzi agli esponenti del Governo di sinistra-centro? Io no. Perché? Beh, in un certo senso ritenevo gli ermellini una casta, una corporazione pronta alla morte (Mameli dixit) per difendere le proprie convinzioni politiche, anche a costo di vedere piangere le casse degli atenei. Invece devo ricredermi. In primo luogo non posso che dirmi soddisfatto dell'atteggiamento assunto dal mio Magnifico, Vincenzo Milanesi (area Margherita), che per primo ha manifestato l'intenzione di mettere in pratica uno sciopero fiscale. Una bella iniziativa, non c'è che dire. Certo, fa specie che nel tanto dileggiato e screditato ministero-Moratti, mai si fosse giunti a tanto. Rendiamoci conto: qui è stata emessa una nota del CRUI (massimo organo dei rettori italiani) che invita esplicitamente a lasciar fuori dai saloni d'onore gli esponenti del Governo già pronti a presenziare alle varie inaugurazioni dell'anno accademico corrente ancora da fare. Senza precedenti. D'altronde,  la sequenza decreto Bersani-Finanziaria mette definitivamente in crisi il sistema degli atenei nostrani. E io di questo sono felice. Sarò masochista, me lo dicono in tanti, ma io godo nel vedere professori di scuola superiore e chiarissimi docenti universitari lamentarsi e sfilare contro questo esecutivo, che tanto loro hanno agognato. Ancora ricordo i tempi del liceo, quando giorno dopo giorno, ora dopo ora si levavano strali all'indirizzo della Moratti, "quella là che non ci paga neanche la carta igienica!". Probabilmente è una cosa che molti lettori della mia età (o giù di lì) avranno sentito ripetere dai loro superiori. Il senatore di AN, Valditara, ha oggi ricordato una dichiarazione della senatrice Acciarini, che nella scorsa legislatura disse "gli studenti dovranno portarsi anche i gessetti da casa". Bene, ha affermato Valditara, "ora con questa finanziaria possiamo sostenere con sicurazza che i ragazzi dovranno portarsi anche i banchi". E' amaro ridere di ciò, della condizione in cui versa la nostra istruzione. Sono problemi che si trascinano da anni, in cui il grosso della colpa sta, a mio modesto avviso, nei professori. Il loro esasperato sessantottinismo, la loro perenne voglia di rivoluzione hanno fatto male alla scuola; tanto male. Aizzare gli studenti alla disobbedienza, seppur civile, avallare occupazioni e scioperi ridicoli solo perché "il Ministro non dà i libri in comodato" è un disperato tentativo di restaurazione. La restaurazione di un tempo che non c'è più, e mai più ci sarà. L'epoca è diversa, gli studenti sono in gran parte viziati e ben poco hanno da conquistare. Forse sarebbe il caso, più che seguirli in manifestazioni no-global o in stile figli-dei-fiori, che nel XXI secolo poco c'azzeccano (come direbbe Tonino Di Pietro), aiutarli a cercare la strada migliore per il loro futuro. Ma questi docenti sono in grado ancora di fare ciò?



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14 dicembre 2006
CHI BEN COMINCIA...

LA GIUNTA PER LE ELEZIONI DELLA CAMERA DEI DEPUTATI HA ISTITUITO IL COMITATO DI VERIFICA NAZIONALE PER RICONTARE TUTTE LE SCHEDE BIANCHE, NULLE, CONTESTATE E VALIDE ALLE POLITICHE. I CONTROLLI INIZIERANNO DAL 10% DEI SEGGI. SE POI VERRANNO RISCONTRATE IRREGOLARITA' SIGNIFICATIVE, SI PROCEDERA' AL RICONTEGGIO TOTALE. I CONTROLLI DOVRANNO ESSERE EFFETTUATI ENTRO IL LUGLIO 2007.



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politica interna
14 dicembre 2006
SENATO IN PILLOLE
Bollettino delle cose più esilaranti e trash che fanno del Senato italiano un caso unico al Mondo.



ALFREDO BIONDI, Forza Italia
Signor Presidente, ho tanti difetti, ma no quello di parlare a lungo, anzi, in questo caso cercherò di essere sintetico. Mi associo a quanto detto dal senatore Buttiglione: il Parlamento viene espropriato. Ho sentito parlare di irricevibilità. Qui il maxi emendamento non è stato ricevuto. Noi siamo privi dell'elemento del contendere, e lei, signor Presidente, se ce l'ha, ce lo dica, se non ce l'ha, faccia come la Turandot, deve dire: "Il mio mistero è chiuso in me!". (Dai banchi della maggioranza si levano cori: "canta, canta!"). Lei lo deve dire se ce l'ha o non ce l'ha già. (Applausi dai banchi di FI, AN. Ilarità).
Poi vorrei dire al ministro Chiti, che una volta scherzando ho chiamato "Ministro Cheti", perché parla poco e quando parla è più "profondi silenzi ed altissima quiete": fino ad ora non ha detto che cosa il Governo intenda fare, non conosciamo il testo, non conosciamo ciò che è avvenuto prima. Siamo qui espropriati del nostro diritto di conoscere e chi non conosce non può deliberare; chi delibera senza conoscere è un irresponsabile; e noi non lo vogliamo essere! (Applausi dai banchi di FI, AN e dal senatore Calderoli):

GIULIO ANDREOTTI, Misto
Faremmo atto di saggezza e chiarezza se chiedessimo al Governo di portarci per tre - quattro mesi all'esercizio provvisorio, che fa anche risparmiare. Nel frattempo possiamo avere tempo di discutere con tranquillità le misure del maxi-emendamento. Personalmente, forse data la mia età, non sono in condizioni di capire ciò che voteremo.







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politica interna
13 dicembre 2006
TRE MESI SENZA ORIANA



Il 15 dicembre saranno tre mesi che Oriana, tra ostriche e champagne, ha lasciato la vita terrena. A mente fredda si può quindi riflettere su come e quanto la grande scrittice abbia saputo scuotere le nostre coscienze, addormentate da anni di delusione e disgusto per la deriva relativista che la nostra società ha assunto da almeno un decennio. E' fresco il ricordo del suo intervento a sorpresa sulle colonne del Corriere della Sera pochi giorni dopo la tragica serie di attentati avvenuti l'undici settembre 2001. Fu un gran piacere soprattutto per le tante donne e per i tanti uomini che da anni aspettavano il ritorno di Oriana; troppo tempo era passato dal suo ultimo grido, quell'Insciallah del 1990 che fece registrare, come al solito, record di vendita in tutto il Mondo. Un lungo editoriale, fu quello commissionatole da Ferruccio De Bortoli, allora direttore del quotidiano di Via Solferino, che fu da subito un caso: si videro lettori comprare copie e copie del Corriere per regalarle ai passanti per strada, per segnalare a tutti che la "guerriera" era tornata. Stavolta l'elmetto non era sulla testa, ma nel cuore. Quella rabbia e quell'orgoglio che in breve tempo diverranno un best-seller di 163 pagine venduto in ogni angolo del globo terrestre. Rabbia e orgoglio. Parole dure ma efficaci, che testimoniano un sentimento, un timore. Ma anche una speranza. La speranza che il mondo civile, quell'Occidente ambiguo, controverso e laico; quell'Europa culla degli Stati-Nazione, della democrazia inglese, della letteratura e dell'arte, sapesse reagire alla provocazione del fanatismo musulmano, all'arroganza di una società che da sempre brama di sottomettere l'Europa cristiana al credo di Allah. Quella speranza, quel sentimento che è ben coniugato, nel suo secondo capitolo della trilogia, la "Forza della Ragione", alla Ragione. Scrive: "Stavolta non mi appello alla rabbia, all'orgoglio, alla passione. Mi appello alla Ragione. E insieme a Mastro Cecco che di nuovo sale sul rogo acceso dall'irragionevolezza ti dico: bisogna ritrovare la Forza della Ragione". E lei la ritrova bene, spronando noi lettori, noi cittadini del XXI secolo, a fare altrettanto.


Oggi sappiamo che quell'Europa che Oriana Fallaci amava tanto, ma che detestava al contempo nella sua deriva filoaraba (la celeberrima Eurabia), ha ignorato il suo grido di dolore. Anzi, l'hanno pure messa sotto processo. Un'Europa che ha negato sé stessa, quella che ha scelto di non includere nel Preambolo alla Costituzione per l'Europa, adottata formalmente a Roma con il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa (Roma, 29 ottobre 2004), le radice giudaico-cristiane. Intendiamoci, non è questione di essere o meno cristiano-cattolici. Oriana era orgogliosamente laica. E' innegabile, però, che noi tutti siamo cristiani per cultura, per costume. E questo lei lo sapeva benissimo; come dimostra il suo ultimo gesto d'amore, la donazione della sua immensa biblioteca all'Università Lateranense, retta da Monsignor Fisichella, al quale aveva chiesto di tenerle la mano nel momento del trapasso. Noi siamo culturalmente cristiani, siamo nati e viviamo in un Mondo che fonda le sue radici su secoli e secoli di tradizione cristiana. E questo nessuno puà metterlo in dubbio. Non parliamo qui di Pacs, di eutanasia o di aborto, ma di cultura, nel suo più alto significato. La cultura cristiana è inconciliabile con quella islamica? E' una domanda impegnativa, difficile. Io risponderei che sì, è inconciliabile. Troppo ci divide e ben poco ci distingue. Mi raccontava un uomo di Chiesa di un dialogo avuto da lui con un religioso musulmano. L'abate gli chiese "perché voi volete venire qui a fare come volete? perché non cercate di integrarvi? perché, mentre noi vi consentiamo di costruire vostre moschee, di pregare per strada e di creare associazioni, in alcuni vostri Paesi chi solo porta una croce sul petto rischia la condanna a morte? La risposta del signore di fede musulmana fu: "Perché voi non capite che noi vi portiamo la verità, noi vi portiamo la fede, noi vi portiamo Dio". Eccola, la differenza che a me pare incolmabile; ecco perché la polveriera della mezzaluna dà sussulti ogni qualvolta qualcuno apre bocca su Allah e Maometto: dalle vignette alla lectio magistralis di Benedetto XVI a Regensburg. Chissà quanto avrebbe da dire Oriana, chissà quanto avrebbe voluto essere ancora sulla Terra per difendere il suo "amato" Papa. Ma Oriana Fallaci ha tracciato la via, spetta a noi seguirla alla luce della Rabbia, dell'Orgoglio e della Ragione.



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13 dicembre 2006
TRASHCRONACA: UNA MATTINATA AL SENATO
Stamane, puntuale, mi sono collegato a Sky per seguire il dibattito sulla legge Finanziaria. Come ricoderanno i cari lettori, il Governo avrebbe dovuto presentare il maxi emendamento alle ore 12; invece il tutto è stato posticipato alle 15 tra le grida di un eccezionale e in splendida forma senatore Ferrara (Forza Italia) ed un Franco Marini in crisi. Iniziamo la trashcronaca, senza mancare di rispetto all'istituzione, ci mancherebbe.

E' una mattinata come tante altre, si inizia a discutere sull'ordine dei lavori, l'udiccino Eufemi esige che una tabella sia allegata al resoconto della seduta, si ricorda che Visco ha osato mettere in discussione la curva di Laffer; il senatore Ferrara (un mito, ve lo assicuro) protesta vibratamente, dicendo testuale:

" Signor Presidente, dicunt i media, per fare una citazione latina, che il Consiglio dei ministri ieri ha deliberato di porre la questione di fiducia sulla manovra finanziaria. Dicono anche, gli stessi giornali, la televisione, e si dice nei Palazzi e per strada, che il Governo sta ancora elaborando il testo del maxiemendamento. A questo punto, si tratterebbe di un ulteriore affronto al Parlamento che la prego di accertare perché con grande enfasi, e non con un Consiglio volante, è stata posta la fiducia su qualcosa che ancora non c'è. E allora, signor Presidente, visto che non mi sembra più una cosa seria, ma comica, la potremmo mettere così, ricordando Totò, nel senso che mi sembra si sia trattato di una fiducia «prescindendo». Applausi dei colleghi vicini, a cominciare dal dentista Calderoli, che non riesce a trattenere risatine. E via così, tra dichiarazioni varie, parole di circostanza dei signori della sinistra (copyright Berlusca). Ma il meglio viene quando, uscito di scena Marini, al soglio presidenziale assurge Mario Baccini, il "signore delle tessere udc nel Lazio". Chiede di intervenire il leader del pannoloni-group, l'unico che con le sue stravaganze anima il tavolo degli ad vitam, che mai come in questa legislatura avevano varcato le porte di Palazzo Madama, peraltro senza mai aprir bocca, se non per sbadigliare...ancora suscita clamore a tal proposito ciò che Roberto Calderoli, qualche mese fa, disse durante un suo turno di vicepresidenza: "Colleghi, fate meno casino...lo sapete che questa è l'ora del riposino per il senatore Colombo". Tornando all'attualità, avrete già compreso come il capo dei pannoloni (copyright Vittorio Feltri) sia il Presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga da Sassari, alias Gattosardo (copyright Dagospia). Ebbene, in poche parole, il nostro Cossiga riesce a risvegliare menti intorpidite dal riscaldamento dell'aula, riesce a far alzare di qualche millimetro la testa della Montalcini, totalmente appoggiata sull'esile spalla dell'illustre Nobel. Per farla breve, ecco, sempre dallo stenografico del Senato, ciò che ha detto il senatore:

O rei del Senato, Francesco Cossiga

Signor Presidente, dichiaro di votare contro l'articolo 8 relativo al Ministero dell'interno per protesta contro il Ministro dell'interno che, offendendo me e in me il Senato, non ha risposto alle mie interrogazioni, ma mi ha fatto rispondere attraverso il vero Ministro dell'interno che è il Capo della Polizia, attraverso un oscuro funzionario suo servitorello, capo di un sindacato inesistente di cui il Capo della Polizia si è servito per cercare di fiaccare i sindacati veri.

Una di queste interrogazioni era particolarmente delicata perché con essa chiedevo al Ministro dell'interno se il Capo della Polizia - che sa tutto - sapesse dell'azione, per la quale ho denunziato la procura di Brescia e per cui è in corso l'inchiesta di quella stessa procura, di spionaggio sulle persone, sulle sedi e sulle comunicazioni telefoniche del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare e, se sapendolo, ne abbia informato il Ministro dell'interno dell'epoca.

Se ha detto di non sapere è, come capita sempre, il prefetto De Gennaro un grande mentitore, e se sapeva e non ha informato il Ministro dell'interno, è un infedele.

Voto contro finché a quel posto ci sarà un losco figuro come il prefetto De Gennaro, servitorello della Federal Bureau Investigation, al quale ha fatto sporchi servizi, perseguitando nel processo di Palermo uno degli uomini più importanti del partito di cui io mi sono onorato di appartenere: la Democrazia Cristiana. (Applausi dal Gruppo FI e del senatore Valentino).


Gelo in aula. La Montalcini, pur seduta a fianco di Cossiga, ha la necessità di farsi riportare le parole dell'ex capo dello Stato dalla senatrice Albertina Soliani (Ulivo), soprannominata "senator-sitter" da Gustavo Selva. Tutti i capigruppo prendono la parola, tutti con frasi di sostegno alla richiesta cossighiana, senza ovviamente osar alzare un minimo di sospetto sull'operato del Prefetto De Gennaro. Tutti parlano, tutti proclamano, tutti si indignano.

E il primo ad indignarsi, Cossiga, che fa? Secondo voi, cosa può aver fatto l'offeso senator Francesco Cossiga nella votazione seguente? Ha votato compatto al resto della sinistra, naturalmente.




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12 dicembre 2006
ALLA FACCIA DELLA REGOLARITA'...(PARTE SECONDA)
Ecco il seguito dell'interessante relazione di Claudio Fancelli, presidente dell'Ufficio centrale per la circoscrizione estero, rilasciata alla giunta per le elezioni del Senato lo scorso 14 novembre (la prima parte l'ho pubblicata ieri).

"Poi ci sono stati tanti altri errori. Il più diffuso è stato quello di non saper distinguere i preannullamenti dagli annullamenti, dai voti nulli, dalle schede nulle e dalle schede annullate. Posso anche capire la difficoltà, però poiché non era stata fatta alcuna distinzione tra Camera e Senato, a volte si è verificato che le preannullate sono state calcolate tutte per la Camera o tutte per il Senato, oppure non sono state calcolate affatto. Quindi, la quadratura, cioè la parificazione delle buste grandi con il numero dei votanti, è stata difficilissima".

"...Abbiamo ascoltato uno dei componenti di questi seggi che avevano distribuito i voti di lista in maniera anomala, cioè non coerente con i voti di preferenza. Ebbene, egli ci ha spiegato che il suo presidente aveva detto di mettere i voti di lista senza preferenze da una parte, e i voti di preferenza dall'altra. Quindi ha contato i voti di lista, e quelli sono stati i voti di lista; poi ha contato i voti di preferenza, e quelli sono stati i voti di preferenza, senza aggiungere il voto di lista portato dal voto di preferenza. Alla domanda: "ma non vi siete ribellati?" ha risposto: "ma il presidente ha insistito. E' lui quello che comanda al seggio e così abbiamo fatto". Purtropop è questo il materiale umano che ci viene dato per lo scrutinio dei voti".

"Risulterebbe poi al Senato che in 75 sezioni su un totale di 479 (ripartizione Europa), pur non avendo acquisito dati, non è stato possibile far parificare i verbali, che pertanto presentano delle incongruenze. Intanto il significato della parola "parificare" non ci è chiaro. E' la prima volta che la troviamo, mentre siamo abituati a termini come quadratura e squadratura. All'ufficio statistico, in base ai dati contenuti nel computer, risultano 76 verbali di consolato, pari a 70 sezioni, con problemi vari, poi ripianati con le operazioni di quadratura sopra descritte".



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12 dicembre 2006
SCOMPARSI QUATTRO CONTESTATORI DI AHMADINEJAD
Quattro degli studenti dell’Università Imam Hossein di Teheran, che ieri mattina hanno preso parte alla manifestazione svoltasi al Politecnico Amir Kabir in occasione della visita del presidente Mahmoud Ahmadinejad, sarebbero scomparsi durante il ritorno nella loro università. Mehdi Tajik, Nasser Zohre, Nasser Kamali e Hassan Fadwi, tutti iscritti alla facoltà di Fisica, appartengono all'Associazione degli Studenti Repubblicani. Si sospetta che i quattro studenti, tra gli animatori della contestazione di questa mattina che ha costretto Ahmadinejad ad abbandonare l'università in anticipo, siano stati prelevati non dagli agenti del ministero dell'Intelligence, ma da alcuni membri dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran.

fonte: adnkronosinternational



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11 dicembre 2006
ALLA FACCIA DELLA REGOLARITA'...
Mi sono imbattuto nel resoconto stenografico della Giunta per le elezioni del Senato che, il 14 novembre scorso, ha ascoltato il dottor Claudio Fancelli, presidente dell'Ufficio centrale per la circoscrizione Estero. Ovviamente, i grandi giornali non hanno riportato una riga su quanto affermato dal Fancelli. Io vorrei proporvi qualche frase presa dal Resoconto stenografico che comunque potete leggere integralmente sul sito del Senato.

Ecco le dichiarazioni di Claudio Fancelli:

"...Pur senza citare alcun Paese in particolare, va considerato che esistono realtà in cui all'ufficio postale ci si reca a dorso di mulo o di cammello! Vi sono quindi situazioni in cui il materiale elettorale è in mano a persone difficilmente controllabili, laddove quello relativo alle elezioni che hanno luogo in Italia è invece accompagnato passo dopo passo da Carabinieri, Forze di polizia, Esercito: tutti sono mobilitati e non si sposta una scheda se non in presenza delle Forze dell'ordine. Ripeto, tutto questo nelle elezioni che hanno luogo nella circoscrizione Estero non avviene."

"...Vi è poi l'ultima fase, la più delicata, che penso sia anche quella che interessa principalmente la Giunta, ovvero la fase dello spoglio e dello scrutinio delle schede, che non è paragonabile a quella delle elezioni in sede nazionale, perché la situazione è completamente diversa. Ad esempio, abbiamo due verbali distinti per Camera e Senato, ma a differenza di quanto accade nelle elezioni nazionali, in cui vi sono due verbali distinti e due urne, l'una per la Camera e l'altra per il Senato, in questo caso le urne sono divise per consolato. Viene aperta la busta grande che reca al suo interno una busta piccola sigillata, contenente le schede, ed il tagliando del certificato elettorale. Si fa il riscontro del tagliando sugli elenchi degli elettori, quindi la busta viene inserita nell'urna del consolato, indifferentemente per la Camera o per il Senato, dato che se l'elettore ha più di 25 anni, la busta contiene tutte e due le schede. Questa è già una prima grande differenza".

"I componenti del seggio che hanno esperienza di elezioni in sede nazionale e pensano, anche con un po' di presunzione, di affrontare queste elezioni con lo stesso criterio, si trovano a disagio. Si trovano di fronte ad una quantità di buste che ad un certo punto diventa una marea, perché una volta aperte le buste grandi, si passa all'apertura di quelle piccole e tutte le buste vengono buttate per terra, creando una montagna di carta che non finisce più. Potete immaginare quello che può essere. Abbiamo distribuito sacchi e quant'altro per ripulire un po', ma diversa è stata la gestione tra i vari seggi".

"Come ho detto, la busta grande conteneva il tagliando del certificato elettorale e una busta piccola sigillata, con una o due schede. In questa fase, si possono verificare varie situazioni di preannullamento che non esistono in sede nazionale. Ed è stato proprio il preannullamento a creare la maggior parte delle discrasie e disfunzioni nel conteggio e nella quadratura. Tra schede votate, schede nulle, schede annullate, schede preannullate e voti nulli quei poveracci non ci hanno capito più niente e, alla fine, hanno buttato i numeri così, come sono venuti.

"Per noi il dato effettivo, sicuro, che diventava il punto di riferimento era alla fine la tabella di scrutinio, contenente l'assegnazione dei singoli voti. Infatti, abbiamo potuto ricostruire quale fosse l'effettiva situazione dei dati prevenuti".

"Dobbiamo poi procedere all'esatta trascrizione dei dati dai verbali di sezione; ciò vuol dire che dobbiamo fare operazioni di quadratura dei vari paragrafi del verbale stesso e anche di correzione di errori materali e di calcolo. [...] Apportiamo correzioni se vediamo, come è successo, che in certe liste non è stato riportato l'ordine dei Partiti come indicato nel manifesto. A dire la verità, vi era l'obbligo di scrivere la denominazione del partito, quantomeno in estrema sintesi; invece, in diversi verbali si sono limitati a scrivere il dato dei voti ottenuti in corrispondenza dei numeri (1,2 e così via). Nel leggere questi verbali, se ad un certo punto notavamo che sul manifesto, al numero 2, corrispondeva una lista che non ha mai preso voti, mentre al verbale risultava che ne avesse presi 600, ci allarmavamo e andavamo a controlare le tabelle di scrutinio, dalle quali magari risultava che che la lista numero 2 non aveva preso alcun voto e che quei voti erano di Forza Italia o dell'Ulivo. I dati erano corretti, ma attribuiti in un ordine non corretto".

FINE PRIMA PARTE...MA CREDO POSSA BASTARE PER ORA...





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10 dicembre 2006
IO STO CON ISRAELE
Questo post inaugura "Politically scorrect", un blog dedicato a tutto ciò che circonda la politica italiana ed internazionale. Per iniziare ho scelto un tema molto spinoso e controverso, l'atteggiamento iraniano nei confronti di Israele e del suo popolo.

Lunedì e martedì si terrà a Teheran una "Conferenza sull'Olocausto", tema che sta molto a cuore al Presidente Ahmadinejad. Riferisce l'ambasciata iraniana a Roma che avranno spazio sia le tesi che negano sia quelle che riconoscono la Shoah. In realtà sarà l'ennesima occasione per ribadire che mai eccidio, pulizia etnica, ci fu. Nella perversa mente del capo di Stato asiatico, infatti, ciò che accadde dal 1939 al 1945 fu una gigantesca montatura sionista. Certo, le immagini in bianco e nero ritraenti anziani, donne, bambini e uomini un tempo robusti, sarebbero finte. Vedere quegli scheletri viventi vagare con la rassegnazione stampata sugli occhi è pura fantasia dello stupido occidentale succube dell'ebreo errante e plutocratico. I sei milioni di morti, fucilati o passati nelle camere a gas dei lager sparsi nel cuore d'Europa non sarebbero altro che scenografie teatrali.

Io sono convinto che bene abbiano fatto le cancellerie del mondo civile e democratico a rigettare con indignazione l'invito a partecipare a questo teatrino, innalzato unicamente per aumentare il volume della voce di chi vuole che Israele, unica democrazia in Medio-Oriente, sparisca dalla faccia della Terra. E da ultimo, non posso che provare disgusto (da studioso di storia e politica internazionale) per quegli storici (che definire tali è già un'impresa) che da 67 Paesi accorrono a Teheran per baciare la pantofola di uno dei pochi che ancora li ascolta.

Come documento, ritengo sufficiente ricordare a tutti quanto scrisse Primo Levi in "Se questo è un uomo":

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case.
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna.
Senza capelli e senza nome
Senza più forze di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.








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dicembre