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politica estera
17 dicembre 2006
IRAN, LA VITTORIA DELLE DONNE


Le elezioni municipali e religiose in Iran segnano una battuta d'arresto per il presidente Mahmoud Ahmadinejad. Da quello che filtra, sembra che il Capo dello Stato non voglia ammettere la sconfitta. Elementi degni di considerazione per tutti coloro che sperano in una svolta riformista, sono la bassa affluenza alle urne (60%) e la sconfitta di molti elementi vicini ad Ahmadinejad nella capitale Teheran, città da sempre politicamente conservatrice. Altro dato importantissimo è che molte donne si fanno avanti alle elezioni municipali, vincendo le sfide in molti grandi centri. Nella città di Shiraz, capoluogo della popolosissima provincia di Fars, una studentessa vicina ai riformisti di Rasfanjani, Fatemeh Houshmand, è stata il candidato più votato.  Nella città di Arak, zona centrale dell'Iran, la responsabile della sezione giovanile del principale partito riformista, il Fronte per la partecipazione, Fariba Abagheri, ha nettamente vinto la locale consultazione. E si segnalano vittorie "rosa" anche ad Ardebil, Zanjan e Hamedan. Le donne candidate sono state settemila circa su 235.000 candidati. Molti osservatori stanno in queste ore cercando le cause della sconfitta, o dell'arretramento, di Ahmadinejad: alcuni esperti imputano alla Conferenza sull'Olocausto la ragione principale della debacle. Io, modestamente, credo che il principale fattore che ha portato il fronte conservatore-pasdaran ad una battuta d'arresto (più che ad una vera e propria sconfitta) siano da imputare alla sottovalutazione del grado di maturità e capacità critica del popolo iraniano, specialmente di quello strato della popolazione sotto i trent'anni, che, come ricorda bene Shorsh Surme, rappresenta il 70% della popolazione della potenza mediorientale. Questi giovani, non avendo pressoché nulla da rimproverare all'Occidente, sono poco disposti ad accettare sino in fondo le demagogiche uscite del loro presidente. Nel mondo odierno, globalizzato, è difficile appoggiare chi parla di "Grande Satana", chi getta continuamente risorse preziose nella folle corsa al nucleare, chi impedisce la libertà di parola e di pensiero, chi proibisce libri e Internet. Ahmadinejad si rivolge ad una generazione che in quella che era la Persia è ormai netta minoranza, quella generazione che ha combattuto lo scià, costringendolo all'esilio. La fine per i tiranni prima o poi arriva. Speriamo che Mahmoud, ad un anno dalle elezioni che lo consacrarono (a sorpresa) Presidente della Repubblica Islamica d'Iran, abbia intrapreso il viale del tramonto, e che per la terra iraniana sia arrivato il momento della svolta.



permalink | inviato da il 17/12/2006 alle 22:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
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