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TRE MESI SENZA ORIANA




Il 15 dicembre saranno tre mesi che Oriana, tra ostriche e champagne, ha lasciato la vita terrena. A mente fredda si può quindi riflettere su come e quanto la grande scrittice abbia saputo scuotere le nostre coscienze, addormentate da anni di delusione e disgusto per la deriva relativista che la nostra società ha assunto da almeno un decennio. E' fresco il ricordo del suo intervento a sorpresa sulle colonne del Corriere della Sera pochi giorni dopo la tragica serie di attentati avvenuti l'undici settembre 2001. Fu un gran piacere soprattutto per le tante donne e per i tanti uomini che da anni aspettavano il ritorno di Oriana; troppo tempo era passato dal suo ultimo grido, quell'Insciallah del 1990 che fece registrare, come al solito, record di vendita in tutto il Mondo. Un lungo editoriale, fu quello commissionatole da Ferruccio De Bortoli, allora direttore del quotidiano di Via Solferino, che fu da subito un caso: si videro lettori comprare copie e copie del Corriere per regalarle ai passanti per strada, per segnalare a tutti che la "guerriera" era tornata. Stavolta l'elmetto non era sulla testa, ma nel cuore. Quella rabbia e quell'orgoglio che in breve tempo diverranno un best-seller di 163 pagine venduto in ogni angolo del globo terrestre. Rabbia e orgoglio. Parole dure ma efficaci, che testimoniano un sentimento, un timore. Ma anche una speranza. La speranza che il mondo civile, quell'Occidente ambiguo, controverso e laico; quell'Europa culla degli Stati-Nazione, della democrazia inglese, della letteratura e dell'arte, sapesse reagire alla provocazione del fanatismo musulmano, all'arroganza di una società che da sempre brama di sottomettere l'Europa cristiana al credo di Allah. Quella speranza, quel sentimento che è ben coniugato, nel suo secondo capitolo della trilogia, la "Forza della Ragione", alla Ragione. Scrive: "Stavolta non mi appello alla rabbia, all'orgoglio, alla passione. Mi appello alla Ragione. E insieme a Mastro Cecco che di nuovo sale sul rogo acceso dall'irragionevolezza ti dico: bisogna ritrovare la Forza della Ragione". E lei la ritrova bene, spronando noi lettori, noi cittadini del XXI secolo, a fare altrettanto.


Oggi sappiamo che quell'Europa che Oriana Fallaci amava tanto, ma che detestava al contempo nella sua deriva filoaraba (la celeberrima Eurabia), ha ignorato il suo grido di dolore. Anzi, l'hanno pure messa sotto processo. Un'Europa che ha negato sé stessa, quella che ha scelto di non includere nel Preambolo alla Costituzione per l'Europa, adottata formalmente a Roma con il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa (Roma, 29 ottobre 2004), le radice giudaico-cristiane. Intendiamoci, non è questione di essere o meno cristiano-cattolici. Oriana era orgogliosamente laica. E' innegabile, però, che noi tutti siamo cristiani per cultura, per costume. E questo lei lo sapeva benissimo; come dimostra il suo ultimo gesto d'amore, la donazione della sua immensa biblioteca all'Università Lateranense, retta da Monsignor Fisichella, al quale aveva chiesto di tenerle la mano nel momento del trapasso. Noi siamo culturalmente cristiani, siamo nati e viviamo in un Mondo che fonda le sue radici su secoli e secoli di tradizione cristiana. E questo nessuno puà metterlo in dubbio. Non parliamo qui di Pacs, di eutanasia o di aborto, ma di cultura, nel suo più alto significato. La cultura cristiana è inconciliabile con quella islamica? E' una domanda impegnativa, difficile. Io risponderei che sì, è inconciliabile. Troppo ci divide e ben poco ci distingue. Mi raccontava un uomo di Chiesa di un dialogo avuto da lui con un religioso musulmano. L'abate gli chiese "perché voi volete venire qui a fare come volete? perché non cercate di integrarvi? perché, mentre noi vi consentiamo di costruire vostre moschee, di pregare per strada e di creare associazioni, in alcuni vostri Paesi chi solo porta una croce sul petto rischia la condanna a morte? La risposta del signore di fede musulmana fu: "Perché voi non capite che noi vi portiamo la verità, noi vi portiamo la fede, noi vi portiamo Dio". Eccola, la differenza che a me pare incolmabile; ecco perché la polveriera della mezzaluna dà sussulti ogni qualvolta qualcuno apre bocca su Allah e Maometto: dalle vignette alla lectio magistralis di Benedetto XVI a Regensburg. Chissà quanto avrebbe da dire Oriana, chissà quanto avrebbe voluto essere ancora sulla Terra per difendere il suo "amato" Papa. Ma Oriana Fallaci ha tracciato la via, spetta a noi seguirla alla luce della Rabbia, dell'Orgoglio e della Ragione.

Pubblicato il 13/12/2006 alle 21.30 nella rubrica Diario.

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