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IRAN E AHMADINEJAD ALLA PROVA ELEZIONI: IL PARERE



Pubblichiamo un interessante articolo comparso sul sito http://www.osservatoriosullalegalita.org, a firma di Shorsh Surme, giornalista curdo-iracheno sulle consultazioni elettorali iraniane.

I 50 milioni di elettori iraniani ieri hanno votato per il rinnovo sia dei consigli municipali sia dell'Assemblea degli Esperti - che in Persiano viene chiamata "Ahzay Shuray Islami". Dovrebbero essere scelti 116.000 componenti dei consigli comunali, su un totale di 247 mila candidati e 86 membri dell'Assemblea su 146 aspiranti, tra questi, questa volta, anche una donna.
Gli 86 mudarris (parola araba per indicare: insegnante, maestro, professore o Mullah) componenti dell'Assemblea che dovrebbero avere il potere di scegliere e di destituire la Guida suprema della rivoluzione, che è il vero capo dello Stato, cosa che è impossibile, perché l'attuale guida suprema dell'Iran, l'Ayatollah Seyyed Ali Khamenei è stato indicato da Ayatollah Rouhollah Khomeini prima della sua morte.
Queste elezioni sono un vero test elettorale per il presidente ultraconservatore Mahmoud Ahmadinejad e per i suoi alleati da quando è salito al potere nel 2005. Ma non dimentichiamo che alcuni giorni fa un gruppo di studenti presenti in un'assemblea all'interno dell'Università di Teheran hanno coraggiosamente contestato il presidente, e quattro di questi studenti sono stati arestati delle guardie della rivoluzione (i Pasdaran).
Ormai la guerra fredda tra i falchi e i riformisti è cominciata da tempo. Se queste elezioni daranno un esito negativo ad Ahmadinejad, i riformisti saranno in grado di rialzare la testa e contrastare la linea radicale del presidente che sta isolando sempre di più l'Iran dalla comunità internazionale. Secondo molti osservatori, l'esito del voto delle consultazioni cominciate ieri in Iran per eleggere i consigli comunali e l'Assemblea degli Esperti mostrerà se i rivali del presidente stanno riguadagnando popolarità, anche se i risultati non hanno alcun impatto diretto sulla politica del governo.
Un altro aspetto strano di queste elezioni è che Cristiani, Ebrei e Zoroastriani non possono né votare, né essere eletti. Ad affrontarsi rimangono solo le due fazioni, entrambe guidate da leader di dubbia reputazione, che aspirano alla successione di Khamenei, che è il primo potere in Iran e che ha permesso al presidente della Repubblica Islamica dell'Iran di organizzare una conferenza per dire che l'Olocausto era una invenzione. Ma si capisce che il tentativo di Ahmadinejad di infangare l'Olocausto è stato quello di sfuggire ai problemi reali del Paese.
Il presidente iraniano dovrà capire che il suo governo non rappresenta per nulla il suo popolo. I giovani sotto i 30 anni, che sono il 70% della popolazione, sono altamente istruiti. In fin dei conti non possono incolpare gli occidentali di nessuno dei loro problemi, ma solo chi li ha governati finora.
Il Paese ha bisogno di una classe dirigente moderna e disposto al dialogo con la comunità internazionale, particolarmente con i Paesi vicini come l'Iraq, una classe dirigente che non pensi più a getttare la benzina sul fuoco nei vari conflitti regionali, e che sia capace di far uscire l'Iran dal suo attuale isolamento.

Per gentile concessione di http://www.osservatoriosullalegalita.org


Pubblicato il 16/12/2006 alle 20.22 nella rubrica Diario.

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