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SADDAM, LA FINE DETTATA DALLA STORIA


Ieri la Corte d’appello di Baghdad ha confermato ciò che si sapeva già dal 2003, anno della caduta del tiranno. Si sapeva che Saddam Hussein sarebbe stato condannato alla forca, tramite impiccagione. Lui chiedeva la fucilazione, come si conviene ai militari. Neppure questo onore gli è stato riservato In Europa, fin dallo scorso 5 novembre, quando il giudice curdo Mohammed Amin pronunciò l’ovvia sentenza di condanna alla pena capitale, si è levato un coro di critiche alla decisione. Coro tiepido in realtà, ad eccezione dell’Italia, che si deve sempre distinguere. Vorrei che qualcuno mi spiegasse il motivo per cui il sanguinario dittatore dovrebbe essere risparmiato. Molti di coloro che oggi gridano al “barbaro omicidio” dovrebbero ripassare un po’ di storia. Non serve andare molto in là, né nel tempo né nello spazio. Basta rimanere in Italia. Era l’aprile del 1945, e nei pressi di Como, a Giulino di Mezzegra per la precisione, il dittatore fascista Benito Mussolini fu impallinato dalla furia partigiana insieme alla compagna Claretta Petacci. Senza processo, s’intende. A dichiararne la morte fu il CLN, organo che si riprometteva di riportare l’ordine nella Penisola, senza peraltro aver fatto i conti con gli alleati anglo-americani. Negli ultimi anni, tra l’altro, si è fatta avanti la teoria secondo la quale non sarebbero le pallottole ad aver ucciso la coppia, bensì i due, dopo essere stati seviziati e malmenati, sarebbero stati soffocati. I colpi di pistola? Post mortem. A sostenere ciò sarebbe stato uno dei due medici responsabili delle autopsie. Questo solo per ricordare, ai tanti pacifisti, soprattutto, che i loro nonni, bisnonni, erano stati ben felici di vedere appeso a testa in giù il duce del fascismo, colpevole certamente del disastro che portò a quel tragico 8 settembre 1943, la Morte della Patria. Bisognerebbe essere coerenti. Ma la storia ha il compito di insegnare. Passiamo allora a tempi più recenti. E’ il 1989, siamo in Romania. E’ il 25 dicembre. Nicolae Ceausescu e sua moglie sono condannati a morte da un tribunale improvvisato e giustiziati da un plotone dell’esercito il giorno stesso. Ebbe così fine uno dei regimi più dispotici dell’Europa moderna. Da quel giorno la Romania iniziò a rialzarsi e a camminare verso l’Europa.
Saddam Hussein è stato un dittatore perfido, che ha condensato il potere nelle sue mani attraverso ripetuti genocidi. L’elenco delle stragi compiute in suo nome e per suo conto è troppo lungo. Perché mai il patibolo dovrebbe essergli risparmiato? Per necessità di documentarmi, ho fatto visita al sito “Nessuno tocchi Caino”. Ho letto attentamente l’appello lanciato per risparmiare la forca a Saddam. Leggo “Fermamente convinti/e che il sistema penale iracheno nel suo insieme debba applicare regole internazionali e che, in particolare, il processo a Saddam Hussein debba rispecchiare i principi fissati per i tribunali penali internazionali, i quali escludono il ricorso alla pena di morte”… e chi lo dice? Perché mai il sistema penale iracheno dovrebbe applicare le regole internazionali? Per fargli fare la stessa fine di Slobodan Milosevic, che per i suoi crimini contro l’umanità è morto in una comoda cella olandese munita persino di tv satellitare? No, cari signori, no. Se c’è giustizia al Mondo, essa deve portare necessariamente all’esecuzione della condanna a morte del raìs iracheno. E’ la storia che lo insegna. I satrapi moderni hanno, salvo casi eccezionali (come Milosevic), fatto tutti la fine che si meritavano. Non è per vendetta, o meglio, non è solo per vendetta. La fine tragica del più o meno mistico e ieratico dittatore segna ineluttabilmente la fine di un ciclo storico; è la fine di un’epoca. Così è stato per l’Italia post mussoliniana, così è stato per la Romania del dopo Ceausescu. Così non è stato per la Serbia, dove il mito nazionalista di Slobodan aleggia indisturbato dal 1999, tanto che la recente Costituzione di quello che rimane dell’ex Federazione jugoslava, ha virato in maniera assai decisa verso la conservazione di uno status russofilo che sembrava messo da parte. E poi, sento dire che l’impiccagione di Saddam ne farà un martire. E perché? Adesso cosa rappresenta Hussein per i sunniti? Non è a lui che sono dedicate le rappresaglie contro gli sciiti? Non è alla minoranza sunnita che Saddam si rivolge dal carcere? In conclusione, cari lettori, penso che il primo passo verso la legittimazione di uno Stato che esce da decenni di dittatura sia lasciare alla propria volontà la sorte di colui che si è reso responsabile di atroci crimini. E’ la storia che suggerisce di fare così. E la storia, vecchia maestra, va seguita. Sempre.

Pubblicato il 27/12/2006 alle 20.59 nella rubrica Diario.

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